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Sottomessa al Piacere -Thailandia-Cap10-P3di3


di Membro VIP di Annunci69.it giorgal73
19.10.2026    |    1.890    |    1 8.0
"Un getto caldo di squirt mi scappa improvviso e le cola lungo la guancia fino al collo..."
Thailandia Capitolo 10 Parte 3

*** MICHELA ***

Camminiamo verso il bungalow. L’aria fresca della notte mi accarezza i capezzoli ancora tesi, gonfi e sensibili come frutti maturi dopo ore di manipolazione. Sale marino e gelsomino in fiore si mescolano nell’aria umida. Daniela mi tiene per la catenella d’acciaio; ogni suo passo è un tirone preciso che mi solleva sulle punte dei piedi nudi nella sabbia calda.
«A-ahhh… Padrona… non mollare…» Il plug blu tra le mie cosce proietta una luce spettrale sul sentiero, disegnando ombre mobili tra i ciottoli. Gli anelli alle mie labbra tintinnano a ogni movimento, un campanellio metallico che accompagna il fruscio delle palme mosse dalla brezza.

Jennifer e Francy ci seguono a qualche passo di distanza; sento il loro profumo di vaniglia e crema solare stinto mescolarsi all’odore pungente dell’inchiostro di stampa che ancora emana dalla pelle del fotografo. I passanti sussurrano; le loro voci sono basse e cariche di curiosità repressa. Un uomo con una camicia hawaiana si ferma, gli occhi che scendono lungo il mio corpo: vede la fica umida e spalancata nello spacco del vestito, i seni scoperti che oscillano liberi, la scritta SLAVE lucida di sudore sopra il pube. Nessuno ci ferma. Oltrepasso la soglia del bungalow; la porta di legno si chiude con un clic secco ed ermetico, e il mondo rumoroso resta fuori.

In un attimo siamo nude. I vestiti cadono con un fruscio di rete e seta, formando un mucchio disordinato sul pavimento di legno trattato che odora di vernice marina e polpa di cocco essiccata. Il letto basso emana un odore di lavanda e lenzuola pulite. I corpi nudi intorno a me sanno di sudore salato, di fica calda e aperta, del metallo degli anelli e del sesso consumato. Non cerco altre parole. Lingue si muovono: quella di Jennifer nella mia bocca, sapore di rum versato e pelle salata, odore d’inchiostro di stampa che persiste come un fantasma.

Francy si intreccia con Daniela in un abbraccio che sembra più una lotta che un amplesso. Mani callose si posano sui miei anelli genitali, provocando un pizzicore elettrico che mi fa contrarre il ventre. Daniela lecca il collo di Francy con movimenti lunghi e umidi; i gemiti che ne seguono sono bassi e rotti. Da qualche bungalow vicino, il suono di un khim thailandese arriva attenuato, una melodia lenta e ipnotica che sembra guidare i nostri movimenti come un direttore d’orchestra invisibile.

*** DANIELA ***

Mi alzo, il sudore che mi scivola lungo la schiena come pioggia su vetro. Il trolley di pelle nera è accanto al letto basso; lo apro. Un odore denso di lattice nuovo esce da dentro, mescolandosi all’aria salmastra della stanza. Pesco dentro e ne estraggo lo strap-on: nero opaco, due cinghie di cuoio consumato, una cappella enorme, mostruosa, più larga del mio pugno. Prendo anche la bottiglia del lubrificante, fredda e untuosa tra le dita. Mi avvicino al letto dove tre corpi nudi aspettano, luccicanti sotto la luce fioca.

«Voglio rompere i culi delle francesine.» Lo dico guardando Jennifer diritto negli occhi, scuri, sfidanti, non Francy, perché Francy ha già paura e Jennifer fa ancora la dura. Infilo la parte più corta nella mia fica: un pop umido, familiare. Allaccio le cinghie; il cuoio stride contro la pelle sudata, tirando.

«Michela, tieni ferma Francy con Jennifer. Culo in alto. E lecca, quando te lo dico.»

*** MICHELA ***

Obbedisco. Il cuore mi martella dentro la gabbia toracica, un tamburo sordo e veloce. Il plug anale amplifica ogni sensazione, ogni vibrazione, e proietta una luce blu intermittente che danza sulle pareti di legno, illuminando a scatti i corpi nudi e lucidi. Io e Jennifer afferriamo Francy per le braccia; le sue spalle tremano sotto le nostre dita. Sotto il palmo sento la sua pelle liscia, ancora untuosa di crema solare stinta, e l’odore dolce della vaniglia che si mescola al sudore. Un rivolo caldo mi cola dalla fica e le macchia la coscia, lucido e vischioso. Daniela spalma il lubrificante con movimenti metodici; un odore denso, chimico, di silicone e mentolo, invade l’aria già satura. Appoggia la punta opaca ed enorme dello strap-on contro il buco contratto di Francy.

*** FRANCY ***

«No, è troppo grosso.» La voce mi esce strozzata, un filo roco che tradisce la paura e il desiderio. Voglio che entri e voglio che se ne vada. Il mio buco si serra da solo, una stretta involontaria di muscoli impauriti.
«Jennifer… diglielo tu… che non ci sta…» Jennifer non parla. Le sue dita si stringono più forte sul mio braccio, un segnale muto di resa. Poi la lingua di Michela arriva sulla mia fica, calda, umida, insistente e il no si trasforma in un gemito lungo, spezzato.

*** DANIELA ***

«Troia, leccale la fica. Falla aprire.» Michela si inginocchia nella pozza di sudore ai piedi del letto, la schiena arcuata. La sua lingua si muove con determinazione, un suono umido, costante, di carne bagnata che scivola su carne bagnata. Francy si rilassa gradualmente, i muscoli della coscia che cedono sotto la mia mano.
«Siiiiiii!» Spingo piano, millimetro per millimetro. Il buco resiste ancora, carne viva che si tende in un anello di dolore e piacere.

«No, non lo voglio, è troppo per il mio buco!» Mi fermo quando sono a metà, lascio che il lattice brillante scaldi la sua pelle, che il corpo impari ad accogliere. Poi do un colpo secco, sadico, un clap sonoro di lattice contro carne. Lo infilo tutto d’un colpo. Francy urla—un suono disumano, strappato dal fondo dei polmoni.

«Aaaah!» Michela non smette di leccare; lo squirt improvviso di Francy le schizza sul viso, caldo e acre. Mi fermo un secondo, lasciando che il dolore divampi e sfumi. Poi riprendo: estraggo fino all’orlo e rinfilo con un solo colpo deciso—clap sulle chiappe aperte, rosse e tremanti. I suoi lamenti si trasformano gradualmente in qualcosa di più profondo, rotto, pieno di piacere.

*** FRANCY ***

«Sììì, spaccami, fammi godere!» La voce che esce non è la mia, è un graffio roco strappato da un posto più profondo del petto. L’orgasmo mi squarcia come un fulmine, mi fa contorcere e poi crollare sul lenzuolo già macchiato. Il mio buco resta spalancato, arrossato, un anello di carne viva che pulsa al ritmo del mio cuore. Guardo Michela attraverso un velo di lacrime. I suoi occhi sono lucidi, pieni di una luce blu riflessa dal plug.

«Non ho mai... sentito niente del genere», ansimo, la bocca impastata di saliva e desiderio.

«Vorrei che Jennifer... me lo rifacesse. Subito. Che non si chiudesse mai.»

*** MICHELA ***

L’odore di fica calda, lattice nuovo e lavanda delle lenzuola si mescola nell’aria umida. Fuori, il khim thailandese emette una nota acuta, penetrante, che sembra trafiggere il tetto di paglia. Ci riposiamo un minuto, corpi sudati che fumano nella penombra, lenzuola fradice di squirt e lubrificante, respiri affannosi che si confondono col fruscio delle palme. Daniela non è sazia. Lo capisco dallo sguardo che scivola da Jennifer a me, scuro e insaziabile.

*** DANIELA ***

«Ora tocca a te.» Punto Jennifer con il mento.

«Michela, fai un sessantanove con lei. Francy, tienile le spalle. Se cerca di svincolarsi, non mollare. Ha detto senza limiti. I limiti li ha lasciati fuori sulla spiaggia.»

*** MICHELA ***

Mi sdraio sotto Jennifer, il legno del letto ruvido contro la schiena. La sua fica mi copre il viso, calda, salata, diversa da quella speziata di Daniela e da quella dolce e spaventata di Francy. Affondo la lingua in profondità, sentendo le sue labbra fremere. Francy, ancora tremante per l’orgasmo, le tiene le spalle con forza e le preme la faccia contro la mia fica aperta. Odore di vaniglia stinta e sesso fresco. Il culo di Jennifer è teso, intatto, un contrasto perfetto col mio buco già sfondato e dolorante. Il plug tra le mie cosce lampeggia debolmente, proiettando luci blu sulla sua schiena sudata. Daniela spalma altro lubrificante con movimenti lenti e deliberati; sento l’odore pungente del silicone prima che appoggi la cappella enorme e opaca contro il rosa contratto di Jennifer.

*** JENNIFER ***

«No.… è troppo grosso... non voglio.» Cerco di svincolarmi, ma le mani di Michela e Francy mi tengono ferma, le loro dita affondano nella mia carne come radici. Il respiro mi si spezza in gola. Voglio comandare, urlare ordini, ma invece sono io ad essere aperta, esposta.

«No.… non puoi sfondarmi...» La lingua di Michela non si ferma; scivola dentro di me con una precisione devastante. Un getto caldo di squirt mi scappa improvviso e le cola lungo la guancia fino al collo.

*** DANIELA ***

Spingo lentamente, implacabile. Il suo buco cede millimetro per millimetro, la carne viva che si apre sotto la pressione del lattice. Poi accelero, un colpo secco che produce un clap sonoro di silicone contro chiappe sudate. Fuori, il khim sembra impazzire; note frenetiche che rincorrono i nostri gemiti. I suoi lamenti cambiano, diventano più profondi, spezzati.

*** JENNIFER ***

«sììì... ancora... dammene di più...» La voce mi si incrina, diventa qualcosa di selvaggio e sconosciuto.
«Siiiiiii!» L’orgasmo mi fa accasciare, un tremito violento che mi percorre dalla nuca ai talloni. Il mio buco resta aperto, rosso vivo, pulsante come quello di Francy ora e per un minuto intero non voglio più comandare niente.

*** DANIELA ***

«Ora siete veramente sfondate.» Sorrido, un ghigno soddisfatto mentre mi guardo intorno. Siamo tutte spompate, corpi lucidi di sudore e lattice, capelli appiccicati alle tempie, odore intenso di vaniglia e lavanda delle lenzuola ormai irrimediabilmente fradice. I buchi delle francesi sono uno spettacolo, chiappe arrossate che pulsano ancora, la fica di Michela che cola lentamente sul legno, gli anelli ai suoi genitali che tintinnano debolmente a ogni nostro movimento.

«Leccami, puttana.»

*** MICHELA ***

Mi inginocchio sul legno del letto, i miei stinchi che incontrano una pozza tiepida di squirt. La catenella d’acciaio, che non mi ha mai sganciato, tira i capezzoli in fiamme verso il basso.
«A-ahhh!» Un gemito che è più aria che voce. Mi piego e lecco la sua fica aperta, salata e metallica per il sudore e il lattice. In profondità, sento la catenella del suo clitoride scivolare tra le mie labbra, un piccolo anello freddo contro la lingua.
«Siiiiiii!» Il suo squirt mi inonda il mento, caldo e acre, mescolandosi all’odore di sandalo della sua pelle e al profumo intenso del sesso.
«Siiiiiii, Padrona!» Formiamo un lago sul materasso, lucido e tremulo. Il suono umido delle nostre bocche si fonde con una nota acuta e penetrante che arriva da fuori, flauto o khim thailandese, non importa. Daniela non si ferma.

*** DANIELA ***

«Adesso fista Francy in culo, troia. Fino al polso. Voglio sentire ogni centimetro. E dimmi esattamente cosa senti dentro.»

*** MICHELA ***

Infilo la mano nel buio caldo del suo culo. Resistenza per un attimo, poi il buco già spalancato dalla notte cede all’istinto. «È calda come una ferita viva. È aperta fino al polso. Vuole tutto.» Francy urla, un suono lacerato che riempie il bungalow.
«Siiiiiii!» Lo schizzo del suo orgasmo mi bagna il braccio fino al gomito, un getto denso che odora di vaniglia stinta e sesso fresco. Jennifer, per non essere da meno, mi afferra il plug blu ancora vibrante e lo sfila con un pop secco. Il vuoto improvviso mi fa singhiozzare. Poi infila la sua mano nel mio culo, dita sottili che cercano l’interno con determinazione crudele. Un dolore che mi devasta le viscere, che mi spacca in due.
«Siiiiiii, cazzo!» Un altro orgasmo mi scuote, violento e incontrollabile. Il mio liquido cola a fiotti, bagnando tutto ciò che tocca, un lago opalescente che riflette la luna attraverso la finestra. Tremo da capo a piedi. Sono un tempio devastato dalle fondamenta e non voglio essere ricostruita.

*** JENNIFER ***

Dopo mezz’ora mi alzo. Lenta, dolorante. Il culo non chiude, rimane aperto e pulsante. Francy nemmeno riesce a stare dritta in piedi senza gemere. Camminiamo a gambe larghe, piegate in avanti come donne molto vecchie o molto giovani dopo il primo parto. Michela ci guarda e sorride; un orgoglio scuro e complicato le illumina gli occhi. Lo capisco perfettamente. Mi chinò (con enorme difficoltà) a raccogliere il vestito da una sedia.

«Domani ci vediamo?»

*** DANIELA ***

«Siamo qui. Il sole ci aspetta all’alba. Niente costumi domani. Nude sul terrazzo, esposte per il piacere dei passanti sul sentiero. Se venite, venite aperte come oggi, non fate le timide davanti agli sguardi.»

*** JENNIFER ***

«Certo.» Sorrido, sentendo il bruciore tra le cosce ad ogni minimo movimento. Usciamo nella notte calda, i tacchi alti che barcollano sull’acciottolato umido. Il passo strascicato dice tutto ciò che non serve spiegare a parole. Le palme stormiscono sopra di noi come complici annoiati. Il culo brucia a ogni metro percorso verso casa e va bene così.

*** MICHELA ***

Daniela mi ordina di cambiare le lenzuola prima di dormire. Sono fradice di squirt essiccato e lubrificante, il tessuto scricchiola sotto le dita come carta velina sporca. Le nuove lenzuola sono di cotone fresco che sa ancora di cocco e sapone neutro della lavanderia dell’hotel. Ci sdraiamo finalmente esauste ma elettriche ancora dentro, le finestre spalancate verso il mare nero da cui entra aria salmastra e il rumore costante delle onde che si infrangono sulla riva sabbiosa poco lontana dal nostro bungalow senza tende né segreti ora; lei mi bacia sulla bocca. Un bacio di buonanotte dolce ma stanco, col sapore della sua fica ancora vivo sulla mia lingua anche dopo tutto questo tempo passato insieme oggi…

«Padrona…» mormoro contro le sue labbra mentre il plug blu va sotto carica sul comodino, il lampeggio bluastro si spegne lentamente ma il fuoco dentro no—la catenella me la lascia addosso ancora un minuto intero prima di sganciarla finalmente; i capezzoli pulsano come cuori separati dal corpo—il viso di Daniela stampato in rosso sul seno destro è ormai parte della mia pelle—SLAVE scritto in gotico sopra il pube non si è mossa neanche dopo tutti i liquidi versati stanotte…

*** DANIELA ***

«Domani nude sul terrazzo dalle sette in poi, chi passerà dovrà leggere chiaramente chi sei diventata stanotte… Stanotte dormi, sei stata una troia perfetta.» La tengo stretta contro di me mentre fuori le onde cantano la loro canzone senza fine, il suo respiro diventa regolare contro il mio collo sudato, non le dico che la amo con le parole, glielo faccio sentire dal modo in cui non la copro con il lenzuolo neanche quando arriva un brivido dalla notte aperta…

*** MICHELA ***

Le mie cosce tremano mentre strappo le lenzuola fradice, macchiate di squirt e lattice secco che scricchiolano come carta bagnata. Le nuove lenzuola di cotone hotel sono fredde contro la pelle sensibile, un brivido che mi percorre la schiena. Daniela aspetta fino all’ultimo per sganciare la catenella d’acciaio, un morso finale che strappa un gemito dai miei capezzoli ancora pulsanti, come se le pinze le avessero appena lasciate. Il suo bacio di buonanotte sa di sale e della sua fica, un sapore che ormai conosco meglio del mio. Fuori, il mare nero canta con le sue onde insistenti. Dentro, sento il bruciore del suo viso stampato sul mio seno destro e il peso delle lettere gotiche SLAVE sopra il pube, marchi che non si lavano via. Mi addormento con l’immagine del terrazzo di domani, il mio corpo nudo, senza tende, esposto e il plug blu che ronza debolmente sul comodino mentre si ricarica per un nuovo giorno.

*** NOTE ***

---ANNO 2000---
Dopo la meravigliosa avventura del Natale 1999, vi presento una nuova storia, tutta ambientata in Thailandia che vi terrà compagnia per i prossimi mesi. Anche questo è un romanzo basato su personaggi veri e storie autentiche. Come, vi ho abituato, ogni settimana pubblicherò un capitolo suddiviso in tre parti. Quanti capitoli saranno? Non ve lo dico, lo scoprirete voi!

---La Musa e lo Scrittore---

Questa storia non è autobiografica, ma nasce dalle confidenze reali e bollenti della mia amica "Damabiancaesib" (potete ammirarla qui su a69, cercatela). Altri hanno provato a raccontarla, ma lei ha scelto mia penna, anzi la mia tastiera, per svelare le sue fantasie più oscure. Nessun plagio, solo la magia di trasformare i suoi segreti in letteratura. Io sono "solo" l'autore e vivo senza catene, ma lascio sempre la porta socchiusa a chi sa stupirmi con proposte intriganti.

---A Voi la Mossa---

Incoronatemi Maestro dell'Erotismo con un bel voto, o lasciate un commento spudorato. E se vi sentite audaci, scivolate nei miei messaggi privati: chissà che una proposta indecente non trasformi la fantasia in realtà in qualche Club Privé di Bologna...

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